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Dunque, in un tempio vicino a Lahore, viveva un maestro arciere di nome Visvamitra, di cui tutti ammiravano l'abilità. Quando imbracciava l'arco, egli otteneva sempre il perfetto vuoto mentale, e la freccia si dirigeva verso il bersaglio senza che da parte del maestro fosse necessario nessuno sforzo di volontà, nessun apprendimento autocorrettivo o obbedienza inconscia a calibrazione interiore in termini batesoniani.
Un giorno il maestro stava facendo lezione davanti agli allievi, e aveva incoccato lo strale e teso l'arco, quando una farfalla si posò proprio sulla punta della freccia.
Il maestro non la allontanò né scoccò il dardo. Semplicemente aspettò, con l'arco immobile e teso.
Circa un'ora dopo, la farfalla volò via. Subito la mano del maestro lasciò la freccia, che centrò il bersaglio.
"Maestro" disse un allievo" è veramente straordinario come abbia saputo mantenere il vuoto mentale per tanto tempo nonostante la presenza di quella farfalla. "
"Quale farfalla?" - disse il maestro Visvamitra.
- Quella che so io somiglia, ma è diversa - disse Visa.
C'era in un tempio vicino a Calcutta un maestro tiratore d'arco Vaisampayana, di cui tutti ammiravano la destrezza. Egli sapeva sempre ottenere il perfetto vuoto mentale, nei termini dell'ipotesi fisica del diavoletto di Maxwell, e ogni volta sembrava fosse il bersaglio stesso a calamitare irresistibilmente la freccia verso di sè.
Un giorno un allievo burlone pensò di fare uno scherzo al maestro.
Prese una delle frecce e le incollò sulla punta una farfalla imbalsamata.
Quando il maestro estrasse la freccia dalla faretra e l'ebbe incoccata, si trovò la farfalla davanti agli occhi.
Il maestro si fermò, con l'arco teso.
Dopo dodici ore era ancora nella stessa posizione e qualcuno degli allievi cominciava a dare segni di cedimento, gli stomaci bramivano per la fame, le gambe inchiodate nella posizione del loto erano un unico straziante crampo, e tutti stavano per pisciarsi adosso.
Passarono altre dodici ore e numerosi allievi svennero.
Finché l'allievo burlone si inchinò davanti al maestro e disse:
"Perdonami, nobile Vaisampayana, ma è stato uno scherzo, la farfalla è imbalsamata." I
Il maestro Vaisampayana, senza dire una parola, scoccò la freccia e trapassò l'allievo a un polpaccio.
"Così impari a fare il cretino" - disse.
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Tratto da Elianto